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Protagonisti della mostra sono 70 scatti che Ferruccio Malandrini, figura di rilievo della cultura fotografica italiana, ha realizzato  a Milano dall’aprile al dicembre del 1964.

La città colta attraverso i volti dei milanesi e degli immigrati, la “città che sale”, ma nelle periferie, le architetture storiche e moderne del centro, le prime grandi tracce di speculazione edilizia, il boom economico che si affaccia dalle vetrine dei negozi, l’anima delle strade colta attraverso lo sguardo della primigenia “street photography”.

Le foto inedite presenti in mostra – un nucleo selezionato all’interno di un reportage ancora più ampio – compongono un ritratto della Milano che in quegli anni contava “25 musei, 35 biblioteche oltre a quelle comunali, 60 gallerie d’arte, altrettante case editrici (escludendo le editrici scolastiche)” *, la città dei teatri, delle neoavanguardie, dell’editoria, del design, del “made in Italy”: la “capitale culturale” d’Italia che da più parti del paese aveva attirato a sé numerosi intellettuali ed artisti “migranti” (da Elio Vittorini a Luciano Bianciardi) insieme alla Milano “sporca ma autentica” cantata da Enzo Jannacci, che accoglieva i tantissimi operai in cerca di lavoro e di una diversa prospettiva di vita.

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Ferruccio Malandrini proviene dalla Toscana, dalla provincia senese, e sviluppa fin da giovanissimo l’interesse per la fotografia. Attirato dal “mito” milanese vive quasi un anno in città. L’occupazione primaria di quei mesi (fotoreporter freelance per l’Unità) gli permette di ritrarre, da autore, i tanti aspetti della metropoli che lo più colpiscono. Gli scatti del suo reportage milanese nascono infatti, in prevalenza, a margine del suo mestiere di fotocronista, che lo stimola ad approfondire la conoscenza della città nei suoi vari angoli e volti.

Il suo sguardo, la sua sensibilità, nascono dai “maestri” che Malandrini ha scelto nel suo percorso di formazione, a partire dai primi anni ’50: “Images à la sauvette” e “La Cina è vicina” di Henri Cartier-Bresson,“Un paese” di Paul Strand , “New York” di William Klein.
“Il messaggio della camera oscura” di Carlo Mollino (architetto, designer, fotografo) e l’“Antologia americana” curata da Elio Vittorini saranno altri testi due fondamentali: capaci, insieme ai primi, di evidenziare la curiosità e la trasversalità di uno sguardo che compone insieme cultura cinematografica, letteraria, fotografica e una piena apertura all’attualità del suo tempo.

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Milano, già mito collettivo ma anche epicentro di trasformazioni repentine, di rinnovamenti artistici e di grandi contrasti sociali negli anni centrali del boom economico, entra nell’obiettivo autoriale di Malandrini senza idee preconcette. La città è colta attimo per attimo all’interno di una vicenda esistenziale specifica, ma anche da uno sguardo aperto a più aspetti, umani ed antropologici, architettonici e urbanistici che ne svelano un volto già allora composito e stratificato, anticamera delle trasformazioni a venire nei decenni seguenti.

* Dalla prefazione di “Milano com’è. La cultura nelle sue strutture dal 1945 a oggi. Inchiesta. Feltrinelli, Milano 1962″.
Il volume è consultabile in mostra.

Michele Fucich, Sandro Petri


Con il progetto “Milano ‘64” Follonica coglie l’occasione per consolidare la propria attenzione alla fotografia, incontrando il reportage inedito di Ferruccio Malandrini.

Una mostra che suggerisce una serie di interrogativi, a partire dal rapporto tra centro e periferia. C’è stato un momento in cui la superiorità del primo è stata considerata indiscutibile, quando le opportunità, la conoscenza e le occasioni si concentravano in quella che definiamo città. Forse è stata davvero l’epoca in cui si guardava alla metropoli con la speranza di poter trovare tutto quello che in paese si poteva solo sognare. Per certi versi lo è ancora, anzi, di sicuro. Ma è anche vero che gli scenari sono profondamente cambiati, i contatti semplificati e anche il percorso tra periferia è centro è decisamente più rapido, veloce.

Quindi potrebbe non essere più così evidente la scissione? Forse potrebbe anche essere che la periferia si reinventa, cresce e si fa centro? Potrebbe.

La mostra, insieme al  ciclo di incontri e alle altre iniziative collegate, proveranno a chiarire qualche dubbio e a farcene sorgere qualche altro.

Barbara Catalani
Assessore alla cultura Comune di Follonica


“Milano ‘64” non è “solo” una mostra fotografica. L’ampio estratto di fotografie dal reportage di Ferruccio Malandrini – personalità significativa della cultura fotografica italiana – ha destato l’interesse della Pinacoteca Civica, aperta ormai da alcuni anni ai vari linguaggi visivi dell’arte contemporanea e alla loro valenza multidisciplinare.

Le immagini di Malandrini hanno una loro considerevole forza espressiva e comunicativa, ma oltre alla dimensione artistica, sembrano rappresentare un utile e preziosa opportunità per una lettura socio-antropologica più profonda, sia a livello di excursus biografico dell’autore, sia per il contesto storico e sociale a cui rimandano.

La mostra, quindi, andrà letta su più piani e vista da prospettive diverse, e in questo ci saranno di ausilio gli incontri di approfondimento e i laboratori in programma.

Claudia Mori
Direttore Pinacoteca Civica

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