Ferruccio Malandrini nasce a Colle Val d’Elsa nel 1930. Non ancora ventenne si approccia alla fotografia grazie alle riviste più aggiornate della cultura cinematografica in lingua italiana e francese, ma anche con alcune delle pubblicazioni internazionali offerte dall’editoria fotografica italiana nel primo dopoguerra. Due anni trascorsi a Lione per motivi professionali, il 1958 e il 1959, stimolano ulteriormente la sua apertura alla cultura francofona e la sua inclinazione a circondarsi di materiali fotografici.

I suoi esordi di fotografo riguardano nei primi anni Sessanta Siena, la Cecoslovacchia (1962) e la festa del primo maggio a Mensano (1963), che documenterà fino ai tardi anni Settanta.

FerruccioMalandrini-Milano1964

Milano, 1964. Ferruccio Malandrini assieme ad Angelo Gammino, responsabile dell’agenzia fotografica de “l’Unità”

Nel 1964 lavora come fotografo freelance a Milano presso l’agenzia fotografica de “l’Unità”, lasciando per un periodo la sua prima professione di elettrotecnico.  A Milano nasce uno fra i suoi lavori più significativi – presentato in mostra in un suo primo, ampio, nucleo – che consta soprattutto di scatti realizzati in autonomia, ma anche di fotografie eseguite su committenza per alcune testate. Alla fine di questo anno fa ritorno in Toscana, dove continuerà a fotografare sia per proprio conto che professionalmente, intensificando a vari livelli il proprio coinvolgimento con la cultura fotografica.

Dal 1970 cura a Siena, per conto di vari enti, mostre sia a carattere storico-documentario che con proprie fotografie:
“Federigo Tozzi” (1970), “Vietnam” (1973), “Togliatti, eravamo un milione” (1974), “Giovanni Barucci fotografo a Siena” (1977), “Siena: album 1910-1930. Studio fotografico Massarelli” (1978),“Vincenzo Balocchi” (1979), “Mensano 1 Maggio”(1980), “Garibaldi a Siena” (1982). Nel cuore degli anni Settanta comincia a dedicarsi alla costruzione della propria collezione fotografica, attività che si farà più sistematica nel decennio successivo.

Si trasferisce a Firenze nel 1979, dedicandosi professionalmente tout court alla curatela e alla consulenza nel campo della fotografia e partecipando a numerosi momenti che hanno segnato la crescita della cultura fotografica in Italia.
Qui, dopo un breve periodo come fotografo e insegnante di fotografia, inizia nel 1985 una intensa collaborazione con la Fratelli Alinari, per cui curerà mostre e pubblicazioni. Tra queste, “Immagini del Chianti. Storia di una terra e della sua gente” (1987), “Donna, ‘la Belle époque’, nella sala di posa Alinari” (1989) e – relative al territorio maremmano – “L’ occhio e la storia. Grosseto e la Maremma tra ‘800 e ‘900 nelle collezioni Alinari” (1986) e “Stagioni in Maremma. Le Sabine, 1937-1942, nelle fotografie di Niccolò Antinori” (1988). Tra il 1986 e il 1988 è conservatore presso il Museo di Storia della Fotografia dei Fratelli Alinari.

La sua attività di consulente per la Fratelli Alinari prosegue negli anni, accompagnata da un’ampia attività di ricerca e dalla partecipazione a numerose attività volte a formare una maggiore consapevolezza nei riguardi della fotografia come ambito di studio e patrimonio culturale.
Gli stessi Alinari acquistano nel 1997 la sua imponente biblioteca dedicata alla fotografia (5.200 numeri repertoriati) e le sue collezioni di fotografia storica (1987 e 2007), tutt’ora tra le più importanti d’Italia e rappresentative della storia della fotografia fin dalle sue origini, da quella d’autore a quella popolare e vernacolare.
Nel 2005 Fondazione MPS acquisisce la sua collezione relativa alla fotografia storica a Siena, composta da immagini e documenti relativi al suo territorio risalenti al periodo tra il 1853 e il 1950. La collezione, suddivisa in 135 unità (per nuclei tematici, per provenienza, per caratteristiche tecniche e storiche), è costituita da 11.389 opere e da un complesso materiale documentario.

Tutt’oggi attivissimo come ricercatore in campo fotografico, si sta dedicando alla ricomposizione e alla revisione critica del proprio archivio di autore.